La centralità dell’amore

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“Arietta”, di Arnaut Daniel.
Su quest’arietta leggiadra
Compongo versi e li digrosso e piallo,
E saran giusti ed esatti
Quando ci avrò passata su la lima;
Ché Amore istesso leviga ed indora
Il mio canto, ispirato da colei
Che pregio mantiene e governa.
Io bene avanzo ogni giorno e m’affino
Perché servo ed onoro la più bella
Del mondo, ve lo dico apertamente.
Tutto appartengo a lei , dal capo al piede,
E per quanto una gelida aura spiri,
L’amore ch’entro nel cuore mi raggia
Mi tien caldo nel colmo dell’inverno.
Mille messe per questo ascolto ed offro,
Per questo accendo lumi a cera e ad olio:
Perché Dio mi conceda felice esito
Di quella contro cui schermirsi è vano;
E quando miro la sua chioma bionda
E la persona gaia, agile e fresca
Più l’amo che d’aver Luserna in dono.
Tanto l’amo di cuore e la desidero,
Che per troppo desío temo di perderla,
Se perdere si può per molto amare.
Il suo cuore sommerge interamente
Tutto il mio, né s’evapora.
Tanto ha oprato d’usura
Che ora possiede officina e bottega.
Di Roma non vorrei tener l’impero,
Né bramerei esserne fatto papa,
Se non potessi tornare a colei
Per cui il cuore m’arde e mi si spezza
E se non mi ristora dell’affanno
Pur con un bacio, pria dell’anno nuovo,
Me fa morire a sé l’anima danna.
Ma per l’affanno ch’io soffro
Dall’amarla non mi distolgo,
Bench’ella mi costringa a solitudine,
Sì che ne faccio parole per rima.
Più peno, amando, di chi zappa i campi,
Ché punto più di me non amò
Quel di Monclin donna Odierna.
Io sono Arnaldo che raccolgo il vento
E col bue vado a caccia della lepre
E nuoto contro la marea montante.
La sestina in quanto genere si definisce esclusivamente attraverso la sua struttura formale: si tratta di una canzone composta di sei stanze, ciascuna di sei versi, più un congedo di tre versi. Ciò che caratterizza di fatto la sestina è il rigoroso sistema di ripetizione e alternanza delle rime, secondo un ordine fisso e predefinito. Schematicamente l’aspetto formale della sestina può essere riassunto come segue: 1) non si hanno vincoli di rima all’interno della singola stanza; 2) le sei parole finali di verso tornano identiche, ma in ordine variato, in tutte le stanze; 3) nel ritorno delle parole-rima agisce un sistema regolare di inversioni e progressioni, per il quale l’ultima parola-rima di ogni stanza ritorna al primo verso della stanza successiva, mentre la prima slitta al secondo verso, la seconda al quarto, la terza all’ultimo, la quarta al penultimo, la quinta al terzo. Tale ordine di alternanza farebbe sì che, virtualmente, una settima stanza (esclusa però dalla regola formale della sestina) replicherebbe la successione delle parole-rima della prima stanza: altrimenti detto, nelle sei stanze si esauriscono tutte le possibilità combinatorie. Questo schema metrico si chiama retrogradatio cruciata; 4) tale delicato rapporto di elementi di invariabilità e di variazione costituisce l’aspetto caratteristico e distintivo della sestina.
Il primo poeta che ha usato la sestina, di cui si ha traccia, è il trovatore Arnaut Daniel.
Nel delicato equilibrio di elementi fissi e mobili, tra la libera scelta delle parole-rima e la costrizione imposta dalla struttura, l’autore dà una forma al caos: ovvero, nell’esaurire tutte le possibilità combinatorie delle parole-rima prescelte, egli stabilisce nella sestina stessa un nuovo ordine del mondo, fondato sull’amore. La sestina è il genere poetico in cui forma e contenuto si identificano con maggior forza. La struttura circolare della rima rispecchia sul piano formale l’ossessività del desiderio amoroso, ma anche il lessico dà vita al suono di un amore sensuale o platonico, comunque assoluto e fedele. Nell’amore cortese è riprodotto il rapporto tra signore e vassallo, in cui la donna comanda e il poeta è servitore. Arnaut Daniel è il punto di arrivo di più di un secolo di sperimentazione metrica e formale, che continuerà a rinascere nei maggiori poeti della nostra letteratura lirica antica e moderna, primo fra tutti Dante.
La cosa che colpisce di più è il concetto dell’amore come perfezionamento interiore, che spinge a compiere con determinazione imprese impossibili e controcorrente rispetto alla morale prevaricatoria del mondo, intento all’accumulo di ricchezze materiali e alla violenza. Ciò è evidente nella canzone di Daniel che ho riportato più sopra. Se veramente il mondo fosse ordinato secondo l’amore cantato dai trovatori!